
TAMERICE COMUNE

La Tamerice è un genere di piante che comprende oltre 60 specie tra alberi e arbusti, sempreverdi o caducifoglie. E’ distribuita tra 0 e 800 metri sul livello del mare, specialmente in zone costiere.
Raggiunge i 2-5 metri di altezza anche se, in condizioni favorevoli, può arrivare fino a 10 m. Solitamente non ha un unico fusto ma più fusti sinuosi, contorti, da cui si dipartono lunghi rami flessibili che danno origine ad una ampia chioma di forma cespugliosa. Il suo nome, “Tamarix”, è di origine latina e si pensa collegato al fiume Tambre, in Spagna, dove la pianta era presente in abbondanza.
La Tamerice comune, conosciuta anche come albero del sale per la sua capacità di sopravvivere in condizioni di elevata salinità, è originaria delle zone salmastre e aride del bacino del Mediterraneo. E’una pianta decorativa, resistente e versatile. I suoi rami sottili e flessibili uniti ai fiori piccoli e delicati, creano un aspetto pieno di fascino, attrattiva e eleganza. Può essere utilizzata come siepe, barriera frangivento, per viali o come albero ornamentale. E’utile come pianta da contenimento per terreni sabbiosi, per stabilizzare il suolo. Si adatta anche alla coltivazione in vaso sui terrazzi.
La Tamerice comune è importante per l’ecosistema poiché fornisce rifugio e cibo per molti animali, quali uccelli e insetti. E’una pianta mellifera. E’stata molto usata sin dall’antichità nella medicina popolare per le sue proprietà. Ricca di tannini e oli essenziali, ha proprietà astringenti, antinfiammatorie, diuretiche, antiossidanti e antibatteriche. Secondo alcuni studi potrebbe essere utile per ridurre stress e ansia. Nell’antichità, le Tamerici erano considerate sacre in diverse culture, per esempio tra gli antichi greci ed egizi e anche nella tradizione ebraica. Durante il Medioevo venivano piantate nei cimiteri come simbolo di vita dopo la morte.
La Tamerice, emblema di resistenza e bellezza, è per questo è spesso presente nella letteratura. Ha ispirato molti scrittori e poeti, come Gabriele D’Annunzio, che la cita in “La pioggia nel pineto”, Giovanni Pascoli, che le dedica la raccolta “Myricea”, e Eugenio Montale. Ma la sua presenza nella letteratura risale a molto tempo fa, è citata infatti già da Omero, e da Virgilio nelle Bucoliche.
| FAMIGLIA | Tamaricaceae |
| GENERE | Tamarix |
| TEMPERATURA | Preferisce temperature miti tra i 10°C e i 25°C.Tollera il gelo leggero ma non prolungato e non teme il caldo. |
| ESPOSIZIONE | Ama la luce piena. E’ molto resistente alla salsedine, alla siccità e ai venti. Può crescere vicino al mare. |
| TERRENO | Sciolto, ben drenato, preferibilmente sabbioso. Sopporta anche terreni poveri e salini. |
| ANNAFFIATURA | Regolare ma non eccessiva. E’resistente alla siccità. |
| CONCIMAZIONE | Non necessita di concimazione frequente, è sufficiente un’applicazione di concime organico in primavera o autunno. |
| POTATURA | Si presta bene alla potatura, potata regolarmente mantiene forma e dimensioni desiderate. |
| PARASSITI | afidi, ragni rossi e cocciniglie. |
| FOGLIAME | Le foglie sono piccole, alterne, molto fini, squamose, ovali-lanceolate di colore verde-grigio. |
| FIORITURA | produce fiori piccoli, rosa o bianchi, raccolti in spighe terminali. Fiorisce tra la primavera e l’estate. |